Sarri: “Sogno il Flaminio alla Lazio e io in panchina alla prima”. Sul Napoli e Allegri…
“Vorrei che la mia carriera finisse così: che la Lazio riesca a prendere il Flaminio, che alla prima partita al Flaminio ci sia io in panchina e che lo stadio si chiami Tommaso Maestrelli”. In una lunga, e bella, intervista concessa a Dazn per ‘Storie di Serie A’, il tecnico biancoceleste Maurizio Sarri confessa il proprio ‘sogno’ prima di lasciare il mondo del calcio. Sul ritorno nella Capitale: “Sapevo che sarebbe stato un anno impegnativo, e in parte lo è stato molto di più di quanto pensassi. Cinque mesi difficilissimi sotto tutti i punti di vista: mercato chiuso, infortuni a valanga. Sono stati i 5 mesi più difficili della mia vita, ma anche molto divertenti sotto certi punti di vista, perché ho un gruppo che esegue. Le difficoltà sono nostre, dello staff, se condividi troppo diventano un alibi e non bisogna averne”.
Sarri sugli anni al Napoli
“A Napoli, la città in cui sono nato, l’esordio è stato pieno di emozioni. La squadra che ho trovato era quella che avevo in mente, con quasi tutti i calciatori al posto giusto per innescare il meccanismo che volevo. È stato un calcio straordinario e divertente, per i calciatori da giocare, per me da allenare e per la gente da guardare. Non abbiamo vinto niente, ma è stato un viaggio bellissimo. Il Sarrismo? Il gioco di un allenatore è un’ipotesi e poi ci si deve confrontare con quelle che sono le caratteristiche dei giocatori a disposizione. Non sarà mai lo stesso. Certe caratteristiche bisogna esaltarle e non portarle verso quello che dà più gusto a te. Nessuna squadra che ho avuto in seguito poteva giocare il calcio di quel Napoli. Il calcio mi diverte, a patto che ci siano un gruppo disponibile e una cultura del lavoro. Andare a casa la sera e pensare ‘che bello l’allenamento di oggi’ a volte mi dà più gusto che vincere una partita. In questo periodo, stiamo costruendo un bel gruppo sia dal punto di vista umano che caratteriale”, ha aggiunto Maurizio Sarri.
Sarri su Allegri, Fabregas e Grosso
“Ho fatto l’unico mestiere che avrei potuto fare gratis. È una serie di contingenze che ti capitano, non ci vuole così tanto coraggio. Si inizia a scalare le categorie perché ci si ritrova davanti a scelte da fare, e io ho scelto di andare avanti perché in quel momento avevo questa sensazione. Anche se avessi fatto un passo indietro, avrei continuato a fare calcio, perché è una passione che mi diverte. Fatica si fa, certo, ma da quando lo faccio di professione non ho mai avuto la sensazione di andare a lavorare. Questo è un privilegio. La prima contro Massimiliano Allegri? Aglianese vs Sangiovannese, 0-0 e zero tiri in porta: uno spettacolo pietoso. Lì ho conosciuto Max con cui ho sempre avuto un buon rapporto, è un toscano, come sono le mie origini. È chiaro che la visione del calcio può essere diversa, ma significa poco. Il rapporto personale è di stima reciproca. I migliori colleghi in A? C’è un bel mix fatto da allenatori di esperienza e di ragazzi che stanno cercando di emergere. Cesc Fabregas, ad esempio, ha un’intelligenza superiore alla media, grande conoscitore di calcio. Penso sia un predestinato. A me piace molto anche Fabio Grosso. Ci sono tanti ragazzi che possono avere un futuro importante”, ha concluso Maurizio Sarri.